EXHIBITIONS
L’inconveniente di essere nato
Oratorio dell’Annunziata
Solarolo
18 maggio 2023
28 maggio 2023
Il ventaglio di opere qui presentate da Andrea Salvatori ci porta addentro a un discorso che potremmo definire meta-autobiografico.
L’inconveniente di essere nato è un titolo certamente ispirato da una celebre opera del filosofo Emil Cioran, scrittura minima e cinica, caustica e spietata analisi dell’esistenza o meglio dell’inconveniente di esser nati. Il titolo qui scelto tradisce forse il desiderio di Salvatori di far emergere attraverso l’arte il suo singolare inconveniente di essere nato; di mostrare cioè come la sua esistenza sia intimamente tradotta e intrecciata alla sua continua e inesauribile ricerca poietica. Il filo rosso che congiunge le opere è quasi una messa in scena autobiografica che accoglie diverse fasi del suo percorso artistico; sono infatti opere appartenenti a diversi periodi e diverse ispirazioni, ma lo stile di Salvatori emerge sempre più riconoscibile. Le sue sculture rivelano un’instabile ricerca di leggerezza. Per dirla con il Calvino delle Lezioni Americane questa leggerezza è una vera potenza che “toglie peso” e non implica una mancanza di profondità o di riflessione, anzi. La leggerezza è qui da intendersi come una forza che si sprigiona in antitesi alla gravità, alla pesantezza. Potremmo dire che in molte opere questo rapporto di forze antitetiche crea il racconto, ci porta dentro a una narrazione. Come le babbucce di Abu Kasem che nel racconto orientale prendevano vita e indemoniate sembravano compiere mille malefatte al suo avaro proprietario, così le opere di Salvatori paiono aver vita propria, sembrano voler contrastare la legge di gravità, divincolarsi dalla dimensione verticale imposta: la loro leggerezza è derisione ironica dell’esistenza, è spiraglio, via d’uscita alternativa alla condanna esistenziale al peso. Dietro ogni opera deflagra la risata bianca del filosofo che scompone col suo sguardo e mette a nudo la realtà.
È il leggero coniglio che in bilico sull’orlo dell’imboccatura del vaso riflette, sulla circolarità, sulla possibile caduta, sulla caducità eterna del divenire. È la trasparenza che dà risalto al teschio bianco scintillante come un abbaglio che sorride sardonico, beffandosi degli affanni. È l’uomo struzzo che immerge la testa, tuffandosi nel suo stesso peso, sondandolo.
La ricerca del contrasto fra pesante e leggero nelle opere di Salvatori porta sempre a un cortocircuito in cui l’ovvietà della forza gravitazionale viene messa in discussione, talvolta ribaltata, producendo un effetto straniante. L’oggetto d’uso diviene opera d’arte, nascondiglio, piccolo rifugio per il collezionista seriale. Il pieno e il vuoto si alternano, cambiano di ruolo. Il vuoto si fa pneuma, ricettacolo o nascondiglio vitale.
Nelle opere di Salvatori Il vuoto diviene elemento dialettico fondamentale: è lo spazio del potenziale che si lascia agire dallo sguardo dello spettatore e dalla sua immaginazione. La poetica delicata di Salvatori non satura la forma, ma attraverso il vuoto lascia spazio all’espressione della potenza. Questo tipico processo della scrittura che lascia al lettore o all’ascoltatore la possibilità d’immaginare mille varianti al racconto, di completare il quadro solo suggerito dalla penna, viene qui riproposto in un’arte plastica: il vuoto assume dunque funzione di relazione e interazione fra lo spettatore e l’opera. Il compito di colmare quello spazio aereo è lasciato all’occhio di chi guarda.
Queste sono solo alcune delle suggestioni presenti nelle opere di Salvatori, in un lavorio continuo di rigenerazione volta a togliere quella patina di grigio e di pesantezza anche all’oggetto più comune e trasformarlo in fastosa leggerezza, impalpabile movimento, in una parola: Arte.
Elena Bellinetti





